Continuano gli scavi archeologici in Tremalzo alla ricerca di reperti archeologici  risalenti all’era neolitica, per i quali Sartori Ambiente ha contribuito alla realizzazione del progetto in qualità di sponsor.

Dal 28 luglio all’8 agosto si è svolta la terza campagna di ricerche archeologiche nel sito di Pozza Lavino (Val di Ledro – Trentino). Gli archeologi del Museo delle Palafitte di Ledro e dell’Università di Trento  hanno proseguito l’indagine stratigrafica allo scopo di individuare tracce di frequentazioni preistoriche. I reperti ritrovati, soprattutto strumenti in selce e frammenti di ceramica, hanno permesso di confermare quanto ipotizzato negli anni precedenti: la zona del Monte Tremalzo è stata abitata dall’uomo subito dopo la fine dell’ultima glaciazione (circa 13.000 anni fa) e questa frequentazione è durata anche nelle epoche successive, il Mesolitico (circa 10.000 anni fa) e il Neolitico (6.500 anni fa). Particolarmente interessante è la presenza di tracce neolitiche, perché fino a pochi anni fa si riteneva che in questo periodo l’uomo avesse abbandonato le alte quote montane per dedicarsi all’agricoltura e all’allevamento in fondovalle.  La datazione dei reperti archeologici è stata confermata dall’analisi eseguita sui frammenti di carbone di un focolare con il metodo del Carbonio 14. Questa tecnica ad alta precisione ha datato il focolare a 4.500 anni avanti Cristo, in piena epoca neolitica.

La testimonianza di una frequentazione così prolungata nel tempo, benché non continuativa,  rende il sito di Pozza Lavino un punto di partenza per nuove ricerche sul rapporto tra l’uomo e la montagna fin dalle epoche più antiche della nostra storia.